L’INFINITA VARIETA’ DEI SUONI-RUMORI

L’INFINITA VARIETA’ DEI SUONI-RUMORI
JEAN-MICHELJARRE – ELECTRONICA 2
THE HEART OF NOISE
di Alessandro Fantini

Sono già trascorsi quindici anni dall’invenzione del Telharmonium, primo e pressoché inutilizzabile strumento elettrofonico ideato dall’americano Thaddeus Cahill, quando il futurista Italiano Luigi Russolo, nel suo manifesto “L’arte del Rumore” del 1913, vaticina la conquista della “varietà infinita dei suoni-rumori” resa possibile dal moltiplicarsi di macchine capaci di generare una tale “varietà e concorrenza di rumori” da derubricare il suono puro ad anacronistico e anempatico retaggio del silenzio della vita antica. Il ricorso al gioco linguistico del “portmanteau”, le “parole-baule” ideate da Lewis Carroll, è dunque più di un mero esercizio di relativismo lessicale per Jean Michel Jarre che, citando foneticamente il manifesto di Russolo nel titolo ad effetto “déjà connu” dato alla seconda parte del progetto conviviale di “Electronica” varato nell’ottobre 2015 con “The Time Machine”, ne incapsula i riverberi storico-biografici e le ripercussioni concettuali sul filone di sperimentazioni e “devianze musicali” avviato nel 1951 da Pierre Schaeffer con quel Groupe de Recherches musicales che a Parigi si fece fucina operativa del movimento della musica concreta e al quale, nel 1969, il giovane lionese aderì guidato dall’insofferenza al “limitato cerchio dei timbri della vita moderna”.
(segue su “ONDAROCK“)

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