ENDOMETRIA – Il seme della carne

Oltre ad essere il mese in cui terminai di scriverlo, Dicembre è anche il periodo atmosfericamente più propizio ad una prima incursione (o ad un ritorno, per chi lesse la prima versione presentata al Salone del Libro di Torino) nel regno metamorfico del mio primo romanzo fantasy “Endometria”, naturale estensione del racconto “Il Velo della notte” incluso nell’omonima raccolta della collana “Fantagraphia” curata da Anna Maria Fabiano, compagna di viaggio scomparsa due anni fa della quale riporto un estratto dell’acuta e sentita prefazione scritta per la prima edizione:

“Uno strano senso d’inquietudine pervade le pagine di questo straordinario romanzo, che si pone come continuazione del racconto Il velo della notte, contenuto nell’omonima raccolta della collana Fantagraphia. Le chiavi di lettura sono, a mio avviso, infinite, e questo è dovuto sia alla Summa culturale dell’autore, che vive e si nutre d’arte e di letteratura intesa nelle sue varie forme, sia a uno stile che, elegante e oltremodo carico di senso, non rinuncia a creare piccole ma ricorrenti oasi di lirismo nostalgico e paesaggistico, dove si specchiano le illusioni, i sogni, le ossessioni, le attese di ogni anima in crescita. Lo si potrebbe considerare come il passaggio dall’età delle illusioni infantili a quello delle illusioni erotiche ed esistenziali dell’adolescenza, come afferma l’autore. Oppure una sorta di delirio onirico fatto di ossessioni ricorrenti, le proprie ma anche quelle di tutti, perché, coscientemente o meno, siamo tutti dilaniati dai morsi della Conoscenza, della Domanda, della Ricerca, del Viaggio o dell’Eterno Ritorno. Oppure come un ennesimo riscatto compiuto in nome dell’amore, attraverso la sua stessa distruzione. Ossessioni che si fanno sensata insensatezza, dal momento che sottraggono particelle alla propria essenza e le coniugano al riscatto creato da un ordine finale che si pone all’estremo del caos. C’è ancora un’allusione velata e oltremodo inquietante, a mio avviso, legata al Titolo, Endometria, Il seme della carne, che rimanda al rapporto stretto e quasi morboso tra l’uomo e il grembo materno dalla cui profondità proviene e al quale vorrebbe ricongiungersi, profondità colta nell’attimo stesso in cui il protagonista, all’atto di intraprendere il suo viaggio, sprofonda nel sottosuolo”.

 

 
 

 
 

“Endometria – Il seme della Carne” viene riproposto dopo cinque anni dalla sua prima edizione in questa seconda versione in formato tascabile e ebook con una nuova veste grafica, una nuova impaginazione delle illustrazioni, una ricca appendice contenente il racconto “Il Velo della Notte”, l’antefatto alle vicende narrate nel romanzo, e una raccolta di testi critici scritti dallo stesso autore in occasione delle presentazioni tenute alla Fiera del Libro di Torino.
Dimenticati gli anni di prigionia del Velo della Notte, Edel ed Arnel regnano adesso su una nuova marca, lontano dalle guerre intestine che affliggono Lantaria. Ma alla radice del loro amore pulsa da tempo l’epicentro del caos che sta per abbattersi sull’intero continente. Da dove proviene il seme nascosto nel becco dell’uccello franofelo? Chi sono i seguaci dell’Antico Sussurro? Perché i monaci di Garras hanno abbandonato il loro monastero per riempire di cattedrali la città di Antalide? L’antica stirpe degli Aledani si è davvero estinta insieme al loro oscuro potere? Spetterà ad Arnel vivere nella carne gli uragani della memoria in cui attende di scatenarsi il mistero dei figli di Eulatma.
Alessandro Fantini, già attivo da anni come pittore, regista e compositore, qui alla sua prima prova in qualità di romanziere “parassitario” del genere “fantasy”, tiene fede ai postulati irrazionali del suo “agire multimedianico” imbastendo una delirante partitura di archetipi visivi e di ipertrofie linguistiche che contaminano fino a stravolgerle le prevedibili fisiologie della narrazione di genere. Su Endometria la necrosi degli stereotipi, l’osmosi tra materia inerte e materia senziente, la prosa che si trasmuta in poesia, il suono che si rapprende nella visione pura, il caos che cova i germi di un ordine inconoscibile, descrivono solo il primo atto di una parata allucinatoria governata dall’interscambiabilità della vita e della morte. Sin dal turbinoso prologo in cui la marca di Edelia implode in un profluvio di sinestesie geologico-spirituali, appare evidente l’intento di convogliare tra le anse dell’ambientazione fantastica di ascendenza “herbertiano-tolkieniana” le iperboli metaletterarie dei processi alchemici e delle progressioni esoteriche che vedono nella brutale imprevedibilità delle catastrofi l’innesco di un lungo e arcano viaggio verso la riscoperta dell’emotività della materia. Un percorso che non condurrà alla conquista di un Eldorado dell’anima o della Pietra filosofale delle passioni, quanto all’evocazione di uno stadio conoscitivo ultimo che non annovera nelle sue fasi intermedie le asserzioni e i dogmi dei culti rivelati. L’autore dissemina la vicenda ancillare di Edel ed Arnel (ignari dei segreti millenari delle loro dinastie, divisi con violenza da una diversa e, ai loro occhi, inesplicabile costituzione della materia) di una messe di pittogrammi che non svolgono la mera funzione di allegorie personali ma che intendono farsi cellule in divenire di una biologia letteraria dove la funzione comunicativa delle parole collassa sul bianco della pagina per tramutarle nei villi intestinali di un immaginario tanto universale quanto più individuale.
Perché per ciascun lettore, come scrive Fantini nella sua post-fazione, il fenomeno del narrare non può che essere un “esoterico invito al sogno lucido”.

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