A proposito di intuizioni, audizioni, eiezioni ed Harvey Weinstein.

A proposito di intuizioni, audizioni, eiezioni ed Harvey Weinstein.

AFan Alessandro Fantini

Piercing d’autunno

Estratto del capitolo 21


“Un provino?”
“Il termine tecnico è audizione, mia cara Amanda. Ma non preoccuparti…”
L’onorevole attraversò la veranda e si fermò in mezzo alla portafinestra passandosi l’indice tra la cintura e la camicia. Si riaggiustò la cravatta con un colpetto deciso delle dita e piegò la testa con aria ammiccante verso la porta di legno posta sulla parete laterale dell’androne.
“…vedrai che sarà un’esperienza che ti arricchirà, sia come artista che come persona”.
“Ma veramente pensavo che le audizioni le avrei fatte in uno studio televisivo. Uh…” si portò la mano alla fronte sudata “…e non credo proprio che adesso…”
“Su, non c’è nulla da temere. Non si tratta di un esame universitario o di un prelievo del sangue. Tutto quel che ti si chiede è di dare un piccolo saggio delle tue qualità. Servirà anche per consentirmi di selezionare con maggior scrupolo il ruolo che ti si addice meglio. Dovrò pur capire, in altre parole, se sei più portata per un programma sportivo, di intrattenimento, un quiz preserale o per una fiction. Sono il sottosegretario alla cultura, non un broker di governo. Non vorrai dirmi che non hai mai fatto alcun tipo di provino finora? Mi pare di ricordare che tua madre al telefono mi abbia parlato di esperienze in teatro, in una televisione locale, e anche di servizi fotografici per delle riviste di moda”.
“Una recita scolastica e una partecipazione ad una messinscena di A piedi nudi nel parco. E un paio di copertine per un settimanale gratuito di Ferzano. Ma un’audizione vera e propria non penso di averla mai sostenuta… ehm… mi perdoni… signor…”
Si alzò barcollante dal tavolo premendosi le sopracciglia nell’inutile tentativo di lenire la cefalea e il senso crescente di nausea che si era propagato in tutto il corpo poco dopo aver bevuto lo chardonnay.
“Onorevole, prego” ribatté con tono autoritario sollevando il mento sopra la pappagorgia che vibrava come una borsetta di pelle in cui fosse stato imprigionato un roditore.

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