AndroFonos

Oltre ad aver (medianicamente) vaticinato l’attuale stato di autoisolamento e di alienazione coatta del mondo civilizzato, il mio nuovo corto, scritto e girato poco più di un mese fa in tempi assolutamente non sospetti, può anche considerarsi l’ennesima riconferma della praticabilità (e ora della necessità) dello “smart-filmmaking” già teorizzato da Silvano Agosti molti anni fa.

“Un cineasta deve saper supervisionare tutti gli aspetti della creazione di un’opera per evitare che l’idea originale venga compromessa dall’intervento di troppe persone”.

In tal senso “AndroFonos” rappresenta l’esito più estremo di un metodo creativo sperimentato in una serie di lavori girati in condizioni di radicale autoproduzione a partire dal 1998, anno in cui realizzai il mio primo mediometraggio fidando solo su un camcorder e la collaborazione di un gruppo di amici.

Tutto in questo corto, dalla sceneggiatura alla recitazione, dalle musiche all’audio, dalla fotografia agli effetti speciali sono frutto dell’azione tecnico-creativa di una sola figura. Con l’avvento del web, di piattaforme video e di videoreflex sempre più compatte dalla qualità prossima alle Arriflex, il venir meno del “vulnus” più ostico, quello della distribuzione e della condivisione, ha fatto sì che questo metodo, dettato inizialmente (e in parte) dall’assenza di budget, potesse trovare una sua ulteriore ragion d’essere nel tracciare un percorso artistico immune dall’ingerenza di logiche di mercato, di trends cinematografici e di vessazioni produttive esterne.

Senza, ovviamente, ambire a voler indicare l’unica modalità con la quale sarà possibile fare cinema nel prossimo futuro, lo “smart-filmmaking” costituisce già una filosofia di base per i nuovi “operatori” dell’audiovisivo attivi sulla scena indie (escludendo tutti quegli Youtubers che fanno dell’autoproduzione video un’avventizia rampa di lancio per carriere fondate sulllo sfruttamento narcisistico e merceologico della propria immagine).
No budget, no limits. Less contact, more freedom.

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