CANTI DELL’ENEMA

“Canti dell’Enema” – antologia poetica


Costruire un permanente rimedio alla vita è, secondo Houellebecq, la missione più alta del poeta. Attraverso i “Canti dell’Enema” Alessandro Fantini lo delinea a suo modo nella declinazione liricamente spietata di una mistica della parola brandita come un’enteroclisma da introdurre nei più intimi e sordidi orifizi del reale, nel tentativo di snidare dalle deiezioni deliranti delle sue viscere, quel sentimento biologico svalutato dalla costipazione di un ordine economico globale che maciulla e ingerisce aneliti di unicità. Ciascun poema infatti deflagra sulla pagina come un assalto, sferrato a suon di allitterazioni, assonanze, rime interne, corrispondenze metaforiche ed ermetiche carambole di senso, ad un mondo di rigorosa anarchia dove “bisogna entrare nel giro/per evitare d’essere presi in giro” e far sì che alla lunga i desideri non diventino “duroni” sulle “piante dei piedi dai tendini recisi”. Eppure, nonostante il presentimento che “la marea” “non restituirà il chiaro di luna/sopra i tetti sommersi”, a dettare i tempi responsoriali di questo itinerante salmodiare celebrato in atti, ricordi e visioni nel corso dei viaggi compiuti tra New York e Tokyo, Roma e San Pietroburgo, contro “la salma frollata” che ha preso il “posto dell’anima”, resta la melodia nonsensica e salvifica di una “volontà che non muore”, “figlia di una benedicente maledizione/ che se perdura e non ingiuria/ è perché discende dal sangue più cupo/ che nella carne dei secoli infuria”.

Illustrazioni e note di Alessandro Fantini.