EpitHell

Tornato a Gemiano da un breve viaggio d’affari, Arturo Randomi, giovane rampollo della casata industriale della zona, trova la piccola cittadina di provincia sconvolta dalla scomparsa di Vittoria Pelagi. Dopo due settimane di ricerche le indagini sono ancora ad un punto morto e le poche notizie sulla vita e la personalità della ragazza trapelano solo dai servizi del TGranso, notiziario condotto su una rete locale della Val di Granso dal giornalista Mattia Dureri. Nonostante l’annoiato cinismo con il quale ha sempre guardato agli avvenimenti della comunità locale, con il passare delle ore il giovane Randomi si renderà conto di non essere solo uno dei tanti telespettatori del mistero di quella scomparsa che farà presto da specchio alle presenze nascoste dietro lo schermo opaco della sua vita alto-borghese.

Diretto, scritto, montato e prodotto da Alessandro Fantini.
Fotografia e musica: Alessandro Fantini

Cast
Arturo Randomi: ManuelMota D’Amario
Vittoria Pelagi: Lorenza Palmer
Mattia Dureri: Alessandro Fantini
Samuele: Rossano Giangiordano
Ennio: Alberto Giarrocco

Estratto della presentazione del corto all’interno della rassegna CineItaliaFest tenuta nel Cinema Italia di Atessa il 28/12/2018

Da una parte “EpitHell” nasce dall’urgenza di rodare la prima videoreflex comprata nel 2010, dopo aver girato fino ad allora tutti i miei film con vari modelli di videocamere digitali. Dall’altra dall’intento di proseguire il filone tematico del rapporto alienante tra l’essere umano e il potere, già esplorato in corti come “Tiranti Transit” e “Nepente”. A suo modo può essere considerato anche un intermezzo “abruzzese” all’interno della “Trilogia delle Città della Mente nascosta”, collocandosi infatti dopo il film di Roma e il lungometraggio di Tokyo e tre anni prima di quello girato a New York. Del clima emotivo della trilogia , “EpitHell” recupera per molti versi la tensione metafisica tra paesaggio e personaggi, un dialogo gestuale, corporeo, epiteliale, tra ambienti e persone in cui a narrare e rivelare sono più i silenzi allucinetici che le interazioni verbali. Nonostante il gap tecnologico abbastanza evidente nell’assenza degli smartphones, credo che il soggetto di “EpitHell” col passare gli anni non sia affatto invecchiato. Scrivere, dipingere, comporre musica e girare film per me ha sempre rappresentato una sorta di spontanea risposta immunitaria al virulento disordine della realtà. In questo caso non era mio interesse veicolare un messaggio di denuncia o di critica di una determinata dinamica sociale, quanto più propriamente di rappresentare in un flusso audiovisivo prossimo al sogno lucido una condizione umana orfana dell’essere umano, soppiantato dalla sua ricattabilità, degradato a puro coefficiente merceologico di una transazione.

Sono molto lieto di tornare a presentare un mio corto insieme ad altri brillanti registi qui ad Atessa, dove già nel 2006 ebbi occasione di proiettare “Login Praeneste” e “Tiranti Transit” in una manifestazione all’aperto. Forse qualcuno qui presente ricorderà come alla fine della serata un colpo di vento fece volare il telo di proiezione. Il mio augurio è che alla fine di questa rassegna, a prendere il volo sia invece solo la vostra immaginazione.