PRECAMBRIANO CON VISTA SUL MARE

Se per Edgar Allan Poe il poeta era Dio e la poesia il Cosmo, per Alessandro Fantini l’uno e l’altra finiscono piuttosto per confondersi in quell’arcano alveare d’intuizioni nelle cui oscure cellette i versi prosperano viscosi ed organici come larve condannate a non mutarsi mai in fuchi. Quale ruolo è ancora possibile ascrivere all’arte poetica nel guado tra due secoli corrosi dal declino della funzione magica ed oracolare della parola decretato dalla logorrea propagandistica dei mass media? Questa silloge di poesie, prose e testi di canzoni scritti tra il 1996 ed il 2008 riafferma il valore sciamanico ed irrazionale del verso, restituendoci i contorni di un itinerario seguito in solitaria lungo i valichi di un paesaggio tanto più aspro ed alieno quanto più comune e familiare all’inesplorata interiorità dell’uomo contemporaneo. Ecco allora che visioni, ossessioni, ricordi, rapimenti mistici, deliri erotici e fantasie diurne diventano l’eco lontana di un demoniaco grimorio che, grazie al tramite “medianico” dei versi liberi, di tassonomie esoteriche, di sonetti neo-shakespeariani e ballate barocche, si fa “tetano sulla bocca” e “pupe rosse fritte sulle palpebre”, mentre “ i lampioni/si piegano a raccogliere l’asma del barbagianni” e “Il pensiero più nitido/Come un bypass tra l’anima ed il cielo/Nella bruma del futuro/Gronda ecchimosi di cordoglio”.

Illustrazioni di Alessandro Fantini.

211 pagine, copertina morbida, 14.81 cm x 20.99